ORTI DIDATTICI

Terapia orticolturale

Probabilmente non ne avete ancora sentito parlare, eppure, quasi certamente, ognuno di voi ne ha già potuto sperimentare i benefici effetti.
“Terapia orticolturale”: difficile pensare ad un percorso di valorizzazione della persona che metta in gioco abilità e motivazioni più vicine al nostro “essere naturale”.
“…saliamo su un fico per fare colazione. In equilibrio su una scala a pioli scrutiamo tra il chiaroscuro del fogliame, tastiamo la consistenza dei frutti, … tutti verdi… e ci chiediamo se affonderemo i denti nella polpa rossa e profumata o, al contrario, se ci ritroveremo la bocca piena di granuli sabbiosi…”

CHE COS’È?
La “Terapia Orticolturale” o “ortoterapia”, traduzione dell’originale anglosassone Horticultural Therapy, si basa sul presupposto, dimostrato scientificamente, che il contatto con la natura, anche la semplice visione di un paesaggio verde, abbia effetti benefici sull’individuo, lo aiuti a sopportare meglio il dolore, la depressione, e addirittura stimoli la ripresa dell’organismo in fase di convalescenza.
La percezione sensoriale, la coordinazione motoria, la soluzione creativa dei problemi, vengono efficacemente stimolate e potenziate da questa pratica, che ha il vantaggio di farci concentrare su un fine che si spiega da sé, assomigliando più ad uno stile di vita che ad una terapia.

COME FUNZIONA?
Dalla vangatura alla raccolta della semenza, la diversificazione del lavoro è tale che tutti vedono riconosciuto il proprio saper fare in sinergia col gruppo. Si rafforza così l’ autostima, il senso di appartenenza, di identità, di responsabilità, si contrasta il vissuto di isolamento e di inutilità frequente nelle persone con gravi disabilità o negli anziani soli.
Il senso del tempo, dato dalla stagionalità della vita delle piante, il senso dello spazio, che si concretizza nella loro localizzazione fisica, in uno spazio da mappare e rimappare mentalmente in relazione alle rotazioni delle colture, sono continuamente sollecitati mentre la persona, progressivamente, radica i suoi punti di riferimento in questi elementi ancestrali e naturali.

CHI L’HA INVENTATA?
La funzione riabilitativa del paesaggio è stata inizialmente riscoperta e promossa soprattutto nei paesi anglosassoni sia sotto forma di Healing Garden che di Therapy Garden, rivolta primariamente a pazienti con disagi di tipo psico-sociale. Negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Giappone, in Germania e in Inghilterra, l’Horticultural Therapy è praticata come una vera e propria disciplina scientifica: sono stati progettati paesaggi, giardini e aree verdi grazie alla collaborazione di architetti del paesaggio. I giardini terapeutici, come quelli per non vedenti, per anziani e disabili motori, per malati di Alzheimer, permettono di muoversi tra piante e fiori senza bisogno di un accompagnatore, permettendo un’ esperienza di contatto ed esplorazione più autonoma.

E IN ITALIA?
In Italia si fa ancora molto poco, e quello che c’è nasce di solito dall’iniziativa individuale di persone particolarmente sensibili a questo tema, anche se ultimamente sta facendosi strada la concezione di habitat come risorsa sociale e terapeutica e hanno preso avvio, a livello nazionale, diverse esperienze significative che si raccolgono attorno ai temi del paesaggio terapeutico e delle fattorie sociali. L’insieme di queste esperienze si inserisce nel più ampio panorama della cosiddetta Agricoltura Sociale, uno dei nuovi modelli di welfare che si sta tentando di sperimentare nei territori rurali e nelle nuove relazioni tra città e campagna. Riguarda esperienze, programmi e interventi, nei quali vengono condotte attività agricole, di coltivazione, di allevamento o di trasformazione di prodotti agroalimentari, che vedono coinvote attivamente persone appartenenti alle cosiddette fasce deboli.